Spazio Economico Europeo

A 20 anni dalla votazione sullo Spazio Economico Europeo

Il popolo è stato saggio

Esattamente 20 anni fa, il 6 dicembre 1992, il popolo svizzero respinse di misura  la proposta di aderire allo Spazio Economico Europeo (SEE). È stata una decisione storica e soprattutto saggia. Quali membri della giovanissima sezione dell’UDC troviamo solo parole di riconoscenza nei confronti dell’UDC, che in quel momento così importante della storia svizzera ha saputo, contro tutto e contro tutti, convincere la maggioranza della popolazione. In pratica tutti i partiti (ad eccezione dell’UDC), il mondo accademico, i rappresentanti dell’economia e della finanza, la quasi totalità dei media erano allineati come bravi soldatini sulla via che ci avrebbe portato nello SEE. Solo la tenacia soprattutto di Christoph Blocher e il suo coraggio a sfidare il serpeggiante mainstream, hanno sventato il pericolo dell’adesione allo SEE.

Palestra per l’UE

Aderire allo SEE avrebbe significato adottare una serie di accordi e, ciò che sarebbe stato grave, la Svizzera avrebbe dovuto  accettare la clausola evolutiva del diritto europeo nell’ambito dei rispettivi accordi. Avrebbe dovuto riprendere senza batter ciglio le rispettive norme europee e le future modifiche.
Tale vincolo avrebbe limitato e indebolito fortemente i diritti popolari. I principi della democrazia diretta e del federalismo avrebbero avuto sempre meno peso e le leggi europee ci avrebbero costretti, molto probabilmente, a seguire un’unica via, quella dell’adesione all’UE; non a caso l’allora Consigliere federale Ogi parlava dello SEE come di una palestra per far parte in seguito dell’Unione Europea. 
Se in questi ultimi 20 anni fosse stata nello SEE, la Svizzera avrebbe avuto poche possibilità di difendersi contro le pressioni di aderire all’UE. Perché? Perché la Svizzera, come stato piccolo e privo di materie prime (a differenza per esempio della Norvegia che ha il petrolio e il gas e un mare generosissimo) avrebbe avuto difficoltà a difendere, sotto l’incalzare delle modifiche legislative volute dall’UE, i suoi punti forti: l’alto livello tecnologico, l’elevata qualità amministrativa, l’efficienza nella gestione del pubblico e del privato, la forza indiscutibile delle regioni, il carico fiscale più o meno contenuto.

Il popolo ha avuto ragione
I fatti hanno dato ragione a chi si è opposto allo SEE. Oggi la Svizzera è ben lieta di poter gestire la propria politica monetaria e di garantirne la stabilità senza aver messo il tutto nelle mani della Banca Centrale Europea. Grazie alla nostra Banca Nazionale la Svizzera riesce a mantenere gli equilibri tra flussi monetari ed esigenze dell’economia ed è quindi molto flessibile nel trovare soluzioni di fronte ai vari tipi di problemi. La Svizzera ha mantenuto la sua efficienza e l’alta qualità nei settori economici, industriali e finanziari e nei campi della formazione. Ha saputo contenere il debito pubblico. Ha una percentuale di disoccupazione molto più bassa rispetto alla media europea. Il carico fiscale è sotto controllo (l’IVA in Svizzera è all’8%, nell’UE è al minimo al 15%), poiché esso viene stabilito dalla gente e non dai politici. E, non da ultimo, la Svizzera non è invischiata nel disastro dell’Euro.

Adesione di velluto
Il nostro Paese ha tutte le buone ragioni per rimanere indipendente. Ma noi come membri dell’UDC siamo ugualmente molto preoccupati. Sappiamo che la potente amministrazione federale ha sempre più un orientamento allineato su posizioni politiche vicine ai partiti di sinistra. Sappiamo che in Parlamento le rivendicazioni dei verdi e dei socialisti (il Partito socialista vuole per esempio l’adesione all’UE) trovano spesso la maggioranza. E sappiamo pure che il Consiglio federale vuole trovare un denominatore comune sulla questione del legame istituzionale con l’UE. Mai come ora corriamo il rischio che l’UE possa imporci automaticamente le proprie leggi. In gennaio, l’ha anticipato il Consigliere federale Burkhalter, è fissato un nuovo incontro con l’UE proprio per discutere ancora una volta la questione istituzionale, voluta ad ogni costo dall’UE.
Tutto questo significa che ci troviamo in una situazione simile a quella del 1992, prima della votazione sullo SEE. Ma l’attuale momento è ben più insidioso. Allora, nel 92, tutto veniva deciso dal popolo, ora invece la nostra Classe politique tenta di lasciar fuori la volontà popolare. Tenta di aderire all’UE a piccoli passi, dietro le quinte, dalla porta di servizio. Ormai si parla apertamente dell’adesione di velluto.

Vogliamo difendere le nostre posizioni
L’UDC Valposchiavo vuole impegnarsi anche nella Valle di Poschiavo per una posizione che fino a qualche anno fa veniva difesa anche dagli altri partiti borghesi. Siamo convinti che la Svizzera non debba cedere alle richieste dell’UE. Secondo noi deve continuare la collaborazione con l’UE grazie ad accordi che non prevedano il legame istituzionale. Molti partiti sostengono che questo non sia ormai più possibile. Noi siamo invece convinti che sia possibilissimo, poiché in sintesi è l’Europa che domanda e non la Svizzera che chiede all’UE. La Svizzera non ha bisogno di un legame istituzionale in parecchi ambiti, come per esempio nell’importantissimo settore del traffico stradale e ferroviario. Siamo molto generosi per esempio nel mettere a disposizione le strutture costosissime (tunnel di base del San Gottardo e del Lötschberg, autostrade alpine) per collegare due dei maggiori poli economici del Continente europeo, il nord Italia e il sud della Germania. Lo facciamo noi, con le nostre leggi e la nostra consapevolezza, con convenzioni tecniche, ma non siamo d’accordo che le regole ci vengano imposte dall’UE.
L’attuale orientamento politico in Svizzera induce l’UDC ad essere attiva più che mai, come coloro che nel 1992 riuscirono ad evitare di svilire i valori e le strutture del nostro Paese.

UDC Valposchiavo